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(Chiesa parrocchiale di Cologna Veneta, 12 febbraio 2020)
LITURGIA FUNEBRE PER DON LUCIANO MENEGUZZO
(Chiesa parrocchiale di Cologna Veneta, 12 febbraio 2020)






 

Domenica scorsa, nel giorno del Signore, don Luciano Meneguzzo ha concluso la sua esistenza terrena ed è entrato nella Domenica senza tramonto.

Da più di un mese la sua salute si era aggravata e sabato 19 gennaio ricevette l’unzione degli infermi, a cui parteciparono i suoi fratelli, presso la comunità dei sacerdoti anziani, a san Rocco.

Don Luciano fu ordinato presbitero a Vicenza il 26 giugno 1960 dal vescovo mons. Carlo Zinato.

Fu vicario cooperatore nelle parrocchie dell’Ausiliatrice in Vicenza, Sacro Cuore di Gesù in Schio e a Grantorto.

Nel 1973 venne nominato parroco di Bevadoro e poi a Madonna dei Miracoli di Lonigo, nell’U.P. di Gazzo Padovano, a Staro e a Sarego.

Dopo aver rinunciato all’ufficio di parroco, dal 2010 prestò il suo servizio sacerdotale come collaboratore nell’U.P. di Almisano – Monticello di Lonigo.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella comunità dei preti anziani, a san Rocco.

Svolse questo intenso ministero con semplicità e umiltà, amava la preghiera e il canto liturgico.

Mise al centro della sua missione di pastore, Gesù Crocifisso o come lo chiamava “Gesù abbandonato”.

Possiamo applicare anche a lui le parole dell’Apostolo Paolo:

“Fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non saper altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo Crocifisso” (1Cor 2,1-2)

Nella Grecia antica, ai tempi dell’Apostolo Paolo, era apprezzata la sapienza, la dimostrazione razionale, la capacità dialettica, il pensiero filosofico e solo chi possedeva queste qualità era considerato una persona importante, degna di autorità e prestigio.

Anche ai nostri giorni si corre il rischio di considerare le persone con lo stesso metro di misura.

Scrive un confratello sacerdote, amico di don Luciano:

“La semplicità delle parole nella predicazione, l’hanno sperimentata i partecipanti alle sue celebrazioni, accolte con gioia perché erano ben comprensibili ed esprimevano solo la sua vita conformata al Vangelo”.

Che bello pensare all’esistenza di questo sacerdote come un cammino di “conformazione a Cristo”.

Questa conformazione a Cristo si è manifestata, in modo speciale, negli ultimi anni della sua vita.

Un padre della chiesa ci ha consegnato questa riflessione:

“La vicinanza o la distanza di un cristiano rispetto al Signore Gesù si misura dalla vicinanza o dalla distanza dalla sua croce.”

Noi oggi vogliamo pensare a don Luciano come partecipe dell’evento che abbiamo letto nel Vangelo di Giovanni.

Accanto a Maria, alle donne e a Giovanni, che stavano sotto la croce, poniamo anche don Luciano, vicino a Gesù crocifisso e a Maria la Madre di Gesù.

L’amore a Gesù e a Maria lo manifestava soprattutto nella celebrazione dell’Eucarestia, nella preghiera dell’Ufficio divino e del rosario.

Nella comunità di san Rocco gli era stata affidata la recita delle litanie alla fine del rosario comunitario.

È stato un pastore buono e generoso, una guida umile e sapiente delle numerose comunità che i vescovi gli hanno affidato.

Ha promosso e coltivato in modo particolare la comunione e l’unità tra tutti i fedeli, e nei vari incontri dei preti, a cui non mancava mai. Si è sentito sostenuto anche dalla appartenenza al movimento dei Focolari.

Don Luciano per 60 anni ha celebrato l’Eucaristia ogni giorno, finché le forze glielo hanno consentito. Ora l’Eucaristia, che ha conformato la sua vita a immagine di quella di Cristo, è fiorita nell’eternità, nella domenica senza tramonto:

“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”, ci ha detto Gesù (Gv 6,51).

Carissimi, stiamo celebrando l’Eucaristia, siamo convinti che la Pasqua di Gesù ora è attiva e operante nella morte di questo nostro fratello.

E se consegneremo il suo corpo alla terra, noi crediamo che anch’ esso un giorno risorgerà.

Il Vangelo aperto sulla bara contiene promesse di vita che non saranno smentite.

Il cero acceso accanto a lui è simbolo di Cristo Risorto: la sua luce non conosce tramonto.

Tra poco aspergeremo la sua bara con l’acqua battesimale: essa è segno dello Spirito di vita che un giorno sveglierà questo corpo perché sia partecipe della felicità della risurrezione.

Poi l’avvolgeremo con i profumi dell’incenso, come di aromi è stato avvolto il corpo di Cristo da Giuseppe di Arimatea e da Nicodemo.

Affidiamo, ora, don Luciano all’intercessione della Beata Vergine Maria, la nostra Madonna di Monte Berico.

Lo affidiamo ai Santi e ai Beati della nostra Chiesa diocesana perché gli vadano incontro e lo conducano a Dio, Padre buono e misericordioso.

Tutti insieme preghiamo il Signore perché doni alla nostra Diocesi la grazia di sante vocazioni al Sacramento del Matrimonio, alla Vita Consacrata e al Ministero Sacerdotale.

O Padre, in vita e in morte siamo tuoi, confermaci in questa fede e accogli il nostro fratello sacerdote Luciano, nella grazia del tuo Regno. Amen!

 
† Beniamino Pizziol


Vescovo di Vicenza