Diocesi di Vicenza
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(chiesa parrocchiale di Lobia di San Bonifacio, 15 luglio 2019)
LITURGIA FUNEBRE PER DON GIOVANNI BATTISTA URBANI
(chiesa parrocchiale di Lobia di San Bonifacio, 15 luglio 2019)








       Dopo la faticosa lotta dell’agonia, don Gianni Urbani è entrato nel giorno senza tramonto. Sacerdote buono e generoso, semplice e socievole, è stato un uomo della quotidianità, fedele ai suoi impegni, tenace contro la malattia che più volte, nel corso del ministero, ha compromesso la sua salute.

 

       Don Gianni fu ordinato sacerdote dal vescovo Carlo Zinato il 7 giugno 1970. Venne destinato come vicario cooperatore a Santa Croce di Bassano del Grappa, quindi a Sossano e a Maglio di Sopra. Nel 1984 fu nominato parroco prima di Fongara e poi di Camazzole. Nel 1995 venne nominato parroco di Lobia di San Bonifacio e nel 2000 amministratore parrocchiale di Volpino. Trascorse gli ultimi mesi della sua vita nella RSA Novello a Vicenza.

 

       In questi ultimi mesi ho avuto la grazia di accompagnare don Gianni all’incontro definitivo con il Signore della Vita. L’ho incontrato più volte nella comunità dei nostri preti più anziani a San Rocco e gli ho dato la Benedizione del Signore nell’ora dell’agonia in una stanza dell’Ospedale San Bortolo, sempre assistito — con grande amore e generosa dedizione — dalla sorella Suor Luigia che ringrazio di cuore.

 

       Don Gianni ha amato la vita, ha desiderato di guarire e vi si è impegnato, ha poi accolto con sofferta fede la prova della sofferenza, quando già avevamo sperato in una medicina che gli ha alleviato i dolori per qualche tempo. È rimasto impresso nel mio cuore e nella mia mente un lungo colloquio che ho avuto con lui nella sua stanza a San Rocco. Abbiamo ricordato le parole dell’Apostolo Paolo, ascoltate oggi nella Lettera ai Colossesi: «Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e dò compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

 

       Paolo, quando scrive questa Lettera, è ormai avanti negli anni. Pochi hanno lavorato come lui. Egli afferma che, malgrado tutte le sofferenze, si sente intimamente felice perché sa di aver dedicato tutta la sua vita alla causa del Vangelo. In lui, Cristo ha continuato la sua opera, annunciando agli uomini il mistero nascosto da secoli. Ed essendo la Chiesa terrena unita intimamente a Cristo, le sofferenze dei suoi membri appartengono in qualche modo anche a lui.

       Quando celebriamo l’Eucarestia, memoriale del sacrificio di Cristo, portiamo all’altare, con il pane e il vino, le nostre gioie, ma anche le nostre fatiche. Uniamo all’offerta di Cristo anche quello che abbiamo dovuto soffrire nella nostra carne, per essere suoi fedeli testimoni nel mondo. Don Gianni sapeva bene che il prete è l’uomo dell’Eucaristia e che il suo servizio fondamentale e insostituibile è la celebrazione della Santa Messa per il popolo e con il popolo di Dio.

 

       Il brano del Vangelo secondo l’Evangelista Giovanni ci presenta Gesù come il Buon Pastore. Egli stesso elenca le qualità del Buon Pastore: si preoccupa delle sue pecore, le difende, le conosce ed è conosciuto da esse, dà la vita per loro, vuole che anche altre pecore vengano e si ritrovino insieme nell’ovile.

Al contrario, il pastore mercenario non si preoccupa delle pecore, ma della propria vita. Gesù, il Buon Pastore, è lo specchio nel quale dovremo guardarci tutti, perché seppure in modi diversi e con responsabilità differenti siamo tutti pastori: nella Chiesa, in parrocchia, nella comunità religiosa, in famiglia, nelle comunità cristiane e nelle associazioni o aggregazioni laicali.

 

       Don Gianni è stato un pastore buono, ha servito e ha amato le persone che gli sono state affidate in varie parrocchie della diocesi. Il suo carattere buono e servizievole si è manifestato nel suo modo di essere prete, sempre disponibile, accogliente verso tutti, attento alle singole persone, a quanti ricorrevano a lui per un aiuto caritativo, per un consiglio, per la condivisione di una gioia o di un dolore. Un pastore che stava con il suo popolo, che abitava fedelmente tra la sua gente, per la quale offriva la sua preghiera di intercessione.

 

       Vorrei anche sottolineare un’altra caratteristica della spiritualità di don Gianni, che ho potuto cogliere durante i miei incontri con lui e che mi è stata confermata dalle persone che lo hanno conosciuto bene: la devozione a Maria, la mamma di Gesù. Egli esprimeva questa sua devozione nelle preghiere, nella predicazione, nei pellegrinaggi a Lourdes e nell’azione pastorale. Forse le sue ripetute difficoltà di salute lo hanno reso anche più desideroso dell’intercessione della Madre di Gesù.

       Una cosa che ha molto colpito chi lo ha visitato, nell’ultimo periodo presso la Casa Novello-San Rocco, è stata la recita incessante della preghiera dell’Ave Maria, ripetuta senza sosta. Era come una litania che aveva marcato la sua mente e il suo cuore e sgorgava come preghiera continua, sia nei momenti della consapevolezza come in quelli della perdita della consapevolezza, quasi per voler strappare l’aiuto della Madonna, come il pianto di un bambino che invoca ostinatamente la consolazione della propria madre.

 

       Tra poco noi consegneremo alla sepoltura il corpo di questo nostro fratello sacerdote. Noi crediamo che la sua anima vive già in Dio. Sappiamo pure che anche il suo corpo un giorno risorgerà. Come sigillo della nostra fede abbiamo posto il Vangelo della Risurrezione sulla sua bara e aspergeremo il suo corpo mortale con l’acqua benedetta in ricordo del suo Battesimo, germe di vita immortale.

 

       C’è un segno particolare nella vostra chiesa, voluto da don Gianni: una copia della Santa Sindone a grandezza naturale. Essa è una icona, un richiamo potente al mistero della Redenzione, memoria visiva del sacrificio di Cristo, della sua Passione, Morte e Sepoltura. Nell’Uomo dei dolori, l’uomo Gesù dalle cui piaghe siamo stati guariti, poniamo la vita e la morte di questo nostro caro fratello e amico sacerdote.

 

       Lo affidiamo ora all’intercessione della Beata vergine Maria, la nostra Madonna di Monte Berico. Lo affidiamo ai Santi e ai Beati della nostra Chiesa diocesana perché gli vadano incontro e lo conducono a Dio, Padre buono e misericordioso. Tutti insieme preghiamo il Signore perché conceda alla nostra Chiesa la grazia di sante vocazioni al Sacramento del Matrimonio, alla Vita Consacrata e al Ministero Sacerdotale. Amen.

 
† Beniamino Pizziol


Vescovo di Vicenza