Diocesi di Vicenza
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(Vicenza, chiesa Cattedrale, 2 febbraio 2019)
SANTA MESSA DELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA
(Vicenza, chiesa Cattedrale, 2 febbraio 2019)






 

       Carissime consacrate e carissimi consacrati, rivolgo a tutti voi un saluto cordiale e affettuoso, che estendo a tutti i fedeli che partecipano a questa Eucaristia, ai canonici, ai sacerdoti, ai diaconi e agli studenti di teologia del nostro Seminario.

 

       Un saluto grato e riconoscente va a monsignor Beppino Bonato, delegato vescovile per la Vita Consacrata, e alle segreterie diocesane dell’USMI, del CISM, degli Istituti secolari e dell’Ordo virginum. Un cordiale saluto agli ascoltatori di Radio Oreb.

 

       In quest’anno pastorale avete scelto di incentrare il vostro cammino comunitario su quest’espressione tratta dal cantico di Zaccaria: «In santità e giustizia per tutti i nostri giorni» (Lc 1,75).

       Il Signore ci vuole santi e giusti in ogni momento e in ogni giorno della nostra vita, egli non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. Come consacrati e consacrate, ma anche come battezzati, come sacerdoti e vescovi, possiamo chiederci, perché è stata scelta l’esortazione alla santità? A chi interessa ancora la santità? Non è forse un ideale che riguarda pochi, un ideale irraggiungibile?

Forse siamo portati a pensare la santità come una vita mutilata, mortificata, che rinuncia alle sue potenzialità espressive.

       Papa Francesco — nell’Esortazione apostolica Gaudete et exultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo — definisce la santità come l’umano pienamente vissuto: la santità ci rende più vivi e più umani, la santità è la “vita vera”. Afferma ancora il Papa: “non aver paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia di Dio”. Siamo chiamati tutti a essere umanamente santi!

 

       La narrazione evangelica odierna ci indica due elementi, due dimensioni fondamentali per un cammino di santità: l’incontro e l’offerta.

 

       La Presentazione di Gesù al Tempio è la festa dell’incontro. La Chiesa greca la chiama la festa dell’Hypapante (incontro), perché questo gesto di Maria e Giuseppe di offrire Gesù al Signore è stata l’occasione di un duplice incontro molto significativo. Due anziani, Simeone e Anna, hanno la grazia di incontrare Gesù proprio in questo momento della sua offerta al Padre. Essi attendevano da sempre questo incontro.

 

       Simeone era un uomo pieno di senso religioso, pieno di speranza, aspettava con tutta la forza del cuore la salvezza del suo popolo. Era un uomo docile allo spirito Santo e aveva ricevuto la predizione che «non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore» (Lc 2,26). Viene condotto dallo Spirito nel Tempio e prova la gioia di prendere tra le braccia il Messia del Signore, il bambino Gesù.

       Anche una donna, la profetessa Anna, molto avanti negli anni, aveva vissuto una lunga attesa, nella fedeltà e nella preghiera: «non si allontanava mai dal Tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere» (Lc 2,37). Questa lunga attesa trova ora il suo meraviglioso compimento nell’incontro con il bambino Gesù. Anna, allora, parla di questo bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

 

       Questa festa ci mette nel cuore un grande desiderio di incontrare Gesù. Papa Benedetto XVI ci ha donato una importante riflessione in merito all’incontro con Cristo, nella sua prima Lettera Enciclica Deus caritas est: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.

      

       Incontriamo il Signore nella Liturgia, che ci fa rivivere tutte le tappe della vita di Gesù, lo incontriamo nei Sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia. Gesù, poi, ci viene incontro nella nostra vita ordinaria, in tante circostanze, in modo particolare nei fratelli, in coloro che ci vivono accanto, in coloro che sono soli, abbandonati, esclusi dalla vita comunitaria e sociale. Se siamo docili allo Spirito Santo, avremo il dono, come Simeone, di essere al posto giusto nel momento giusto, per incontrare il Signore. Se non siamo docili allo Spirito Santo, e ci lasciamo guidare unicamente dai nostri interessi o dal nostro io, perdiamo le occasioni d’incontro con il Signore e non sperimentiamo il dono della santità come pienezza e come fecondità  della nostra vita.

      

       Un secondo elemento nel cammino di santità è l’offerta. La festa della Presentazione di Gesù è la festa dell’offerta. Gesù viene portato da Maria e da Giuseppe al Tempio di Gerusalemme per essere offerto al Padre, per essere messo a servizio del Padre per la nostra salvezza. Gesù, in questo modo, ha donato tutto se stesso per amore del Padre e per amore dei fratelli.

       La festa della Presentazione del Signore diviene così, per noi oggi, un anticipo, un annuncio del mistero pasquale di Gesù: Egli sarà offerto in sacrificio per la salvezza del mondo. Tutto questo lo farà per amore. Dice il Vangelo di Giovanni: «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1).

       L’offerta, dunque, è un mistero di amore, e possiamo ben dire che il dono della Vita Consacrata, per un uomo e per una donna, ha origine proprio nell’incontro personale con Cristo, nella famiglia, nella comunità cristiana, che dà alla vita un nuovo orizzonte, un orizzonte di santità che si traduce nell’offerta di se stessi,  gustando la pienezza di una umanità vera e autentica.

 

       In questo momento, desidero esprimere un sincero ringraziamento — anche a nome dell’intero popolo di Dio e del nostro presbiterio — a tutti voi consacrati e consacrate che avete scelto di seguire Cristo nella povertà, nella verginità e nell’obbedienza.

       Nel mio peregrinare per il territorio della nostra diocesi di Vicenza ammiro la vostra testimonianza umile e generosa negli ospedali, nelle scuole,  nelle case dove vengono accolte persone sole, emarginate o disabili e nelle quali operate con un atteggiamento di completa dedizione. Vi ritrovo nelle vostre comunità religiose, spesso a servizio delle consorelle o dei confratelli ammalati, vi incontro nei conventi, nei monasteri, specie in quelli di clausura, nei quali vivete la comunione con Dio in un intenso ritmo di preghiera e di lavoro, e incontro laici consacrati, uomini e donne, testimoni umili e discreti, spesso in prima linea tra le persone più povere e più sole.

 

       Vi voglio ora affidare a Maria, la mamma di Gesù: “O Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, volgi lo sguardo sugli uomini e sulle donne che il tuo Figlio Gesù ha chiamato a seguirlo nella totale consacrazione al suo amore: si lascino sempre guidare dallo Spirito, siano instancabili nel dono di servire il Signore, così da essere fedeli testimoni della gioia che sgorga dal Vangelo”. Amen.

 
† Beniamino Pizziol


Vescovo di Vicenza