Diocesi di Vicenza
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Lunedì 4 Gennaio 2021
Vivere nella SPERANZA e nella SOLIDARIETA'   versione testuale
La meditazione del Vescovo all'inizio del nuovo anno






 

         

 

TE DEUM DI FINE ANNO

(Cattedrale; giovedì 31 dicembre 2020; h. 17.30)

 

Carissimi fratelli e sorelle, consacrati e consacrate, sacerdoti, diaconi, autorità, amici che ci seguite attraverso Radio Oreb, Telechiara, il canale You tube della diocesi: al termine dell’anno civile 2020 ci ritroviamo insieme per elevare un inno di ringraziamento a Dio, Signore del Tempo e della Storia.

 

L’ultimo giorno dell’anno è un giorno speciale, è un tempo di bilanci, di resoconti, di valutazioni. Il 2020 sarà ricordato per la pandemia di coronavirus. Ma noi cristiani, pienamente partecipi delle sofferenze e delle gioie di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, non possiamo focalizzare l’intero anno 2020, esclusivamente su questa drammatica vicenda.

Desidero riflettere con voi, in questa veglia di preghiera, sulla virtù della speranza come ci viene testimoniata dal brano della lettera dell’Apostolo Paolo ai cristiani di Roma, che sono oggetto di gravi persecuzioni da parte delle autorità romane. L’Apostolo afferma con decisione:

“La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

La speranza viene dall’amore di Dio che ha invaso i nostri cuori. Non si tratta di un amore fragile, precario ma di un amore infinito e incondizionato, si tratta di Dio stesso, perché “Dio è amore”. Sperare è la realtà esistenziale più profonda dell’uomo, è la capacità di proiettarsi verso il futuro. La speranza è la sola cosa che rende bella e vivibile la vita.

 

Vivere con una speranza, nella mente e nel cuore, significa anticipare il futuro, come Mosè, che ha scorto la Terra Promessa, dall’altura del Monte Nebo.

La speranza è una virtù che coinvolge gli aspetti più importanti della nostra vita: l’affetto, il riconoscimento, l’amicizia, la pace. La speranza viene definita dallo scrittore Charles Peguy come la virtù bambina, la virtù umile che cammina tra le due più grandi, la Fede e la Carità, ma ha la forza di coinvolgerle e trascinarle con sé. Proviamo a pensare a una bambina tenuta per mano del papà e dalla mamma, mentre si spinge in avanti, coinvolgendo e trascinando i suoi genitori. Essa aiuta a perseverare nella fiducia, aggiungendo vita alla vita. Finché c’è speranza c’è la vita.

 

Nella lettera ai Romani, l’Apostolo Paolo, aggiunge un’altra considerazione decisiva:

Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza” (Rm 5,3-4). Paolo sa che a Roma i cristiani soffrono pesanti persecuzioni, ma il cristiano che vive nella speranza, può vantarsi anche delle tribolazioni. Le difficoltà che il credente sopporta rafforzano in lui la pazienza, vale a dire la capacità di sopportare la fatica e di attraversarla con fiducia. La speranza da forza, sostenendoci nel fitto e faticoso intreccio degli impegni quotidiani. Quando il senso comune sussurra vicino a te <<è troppo difficile, arrenditi perché non ce la puoi fare>>, la speranza ti incoraggia e ti dice: <> (S. Natoli).

 

La capacità di tornare a sperare dopo l’ennesima sconfitta è uno dei doni più incredibili per la persona umana. Il credente torna a sperare dopo ogni sconfitta, smarrimento, dopo ogni delusione, potremo dire anche dentro a una pandemia, a una drammatica emergenza sanitaria e sociale. La speranza è quella passione che ci fa intravedere il possibile dentro l’impossibile.

Dobbiamo, però, distinguere tra speranza di breve respiro, che fiorisce soltanto per un tratto della nostra vita, dalla <> che ci sospinge a incontrare e ad abbracciare i fratelli e le sorelle dentro la famiglia umana. Vi sono speranze individuali e speranze corali; le speranze corali si tramutano in richieste di cambiamento, in sete di giustizia. La speranza apre alla solidarietà verso tutti, diventa apertura alle persone e al cambiamento del mondo intero, deve essere <>, nessuno escluso, deve essere universale, essa è come un ponte che ci consente di andare oltre, oltrepassare ogni ostacolo, ogni fallimento.

 

Carissimi, come possiamo vivere questo ultimo giorno dell’anno e prepararci ad accogliere il nuovo anno civile: 2021? Ecco la mia esortazione: vivere nella speranza e nella solidarietà.

La speranza non scaturisce dal semplice aspettare, magari con le braccia conserte (aspettare, deriva dal latino ‘spectare’, che significa guardare da lontano, dalla finestra), essa scaturisce dall’attendere, in modo attivo e vigilante, che predispone all’azione, al coinvolgimento, alla solidarietà. (attendere, deriva dal latino ‘ad-tendere’, che significa dedicarsi con impegno a qualcuno, a qualcosa). E allora possiamo far nostre le parole dell’Apostolo Paolo: “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

Che il Nuovo Anno sia colmo di speranza e di solidarietà! 

+ Beniamino