Diocesi di Vicenza
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Sabato 14 Marzo 2020
Accogliere con fiducia le disposizioni dei Vescovi   versione testuale
Alcune preghiere con Radio Oreb in questo tempo di epidemia






 

Le preghiere proposte da Radio Oreb in questo momento di epidemia 

 

 

 

Preghiera a San Giuseppe

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa.
Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

 

Supplica alla Madonna di Monte Berico
O Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre mia Maria, Ti ringraziamo che ti sei degnata di apparire sul Monte Berico e ti ringraziamo per tutte le grazie che qui concedi a quanti a Te ricorrono. Nessuno mai Ti ha pregato invano. Anche noi a Te ricorriamo e Ti supplichiamo in questo momento di prova per la Passione e Morte di Gesù e per i Tuoi dolori: accoglici, o Madre Pietosa, sotto il tuo manto, che è manto materno; concedici la grazia particolare che Ti domandiamo, la liberazione da questo morbo che dilaga anche nelle nostre terre. Proteggici da ogni male e specialmente dal peccato che è il male più grande.
Fa’, o Maria, Madre nostra, che possiamo godere sempre della tua amorosa protezione in vita e in morte e che veniamo poi a vederTi in cielo e a ringraziarTi e benedirTi per sempre. Amen.

Litanie
Madonna di Monte Beríco, prega per noi.
Salute degli infermi, prega per noi
Regina della Pace, prega per noi e per il mondo intero.
«Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori».

 

Preghiamo
«Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito e per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore». Ci benedica tutti e ci liberi da ogni male Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo! Amen!


 

 

Da un articolo a firma di Giovanni Marcotullio e Paola Belletti apparso sul sito aleteia.it

 

Hanno dell’incredibile le sdegnose reazioni di alcuni fedeli ai decreti dei loro vescovi (come mons. Delpini a Milano) che limitano o sospendono le funzioni liturgiche pubbliche per evitare di offrire al contagio occasioni di facile propagazione. Non si capisce cosa vorrebbero dimostrare e/o ottenere, i sacerdoti che platealmente disobbediscono ai suddetti decreti: come se potessero pronunciare il nome del Vescovo nella Messa senza rasentare il sacrilegio proprio celebrando messa contro le disposizioni dei rispettivi Vescovi («maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo» [CIC 375 § 1]). Questi sacerdoti ribelli dovrebbero ricordare la lezione di Ignazio Antiocheno, che per primo insegnò alla Chiesa come i presbiteri debbano restare uniti al vescovo «al modo delle corde alla cetra», e come in definitiva «nulla vada fatto senza il Vescovo».

Sulla liceità e sulla legittimità di un simile provvedimento è bene fare una specificazione: il Codice di Diritto Canonico non dispone esplicitamente un comportamento pastorale consigliato in situazioni di pericolo per la salute pubblica, e anzi neppure esplicita che l’Ordinario del luogo abbia facoltà di disporre delle celebrazioni pubbliche; il comunicato della Diocesi Ambrosiana, anzi, subordinando il provvedimento del Vescovo all’ordinanza del presidente della Regione mostra che sul piano tecnico il profilo della materia è più specificamente ecclesiastico che canonistico. Insomma, poiché lo Stato chiede di evitare i raduni di massa la Chiesa cerca di fare responsabilmente la propria parte: il silenzio delle leggi viene colmato dalle consuetudini (ultrasecolari), o meglio dai precedenti – come diversi ottimi amici (tra cui Lucia Graziano qui e Marco Rapetti Arrigoni qui) hanno cercato di mostrare. La storia della Chiesa c’informa insomma che – quando ancora il Codice Pio- benedettino era di là da venire – il vasto Corpus Iuris canonici et ecclesiastici si accresceva di provvedimenti come quelli del (venerabile) mons. Angelo Ramazzotti e di mons. Giulio Arrigoni, la cui ratio quest’ultimo sintetizzava con “vuolsi pregare, ma non tentare Iddio”. Esporsi, infatti, ed esporre altri (specie i propri bambini e i propri anziani) al rischio di contagio raccogliendosi a pregare per essere scampati dal contagio era forse un nonsense ammissibile quando le dinamiche virologiche non erano ben note (ma già la cornice narrativa del Decamerone mostra che anche i medievali riducevano la vita sociale per scongiurare il contagio) – in epoca moderna sarebbe grave irresponsabilità, nonché una sottile sfida a Dio, fare cosa simile.

A margine di questo, giova ricordare (e l’abbiamo fatto più diffusamente qui) come una concezione dei sacramenti tale da ritenere che per la loro virtù mistica essi non possano trasportare e propagare virus e batteri è contraria alla dottrina cattolica (e tanto più perniciosa quanto più appare smaltata di sacro zelo).

Siamo cristiani, non cediamo di fronte alla paura.

La preghiera, il rivolgersi a Dio per chiedere aiuto, forse nelle nostre coscienze condizionate dal contesto culturale che ha ridotto la speranza ad una resistenza di retroguardia, all’ottimismo di chi non vuole fare i conti con la realtà, fatica a togliersi di dosso quel senso di “non ci resta altro ormai”, di soluzione in extremis, di soluzione da ultima spiaggia.

Certo, siamo talmente duri di cervice noi creature umane che spesso il nostro animo si piega seguendo le ginocchia solo quando queste cedono alla paura, di fronte a pericoli ritenuti inediti ed eccezionalmente grandi. Ma il coronavirus non è la peste, sebbene debba essere giustamente temuto per la sua virulenza più che per la letalità, che pure porta in dote (più bassa di altre epidemie, vedi Sars o Aviaria).

 
Per questo serve tutta l’ampiezza delle nostre capacità umane per farvi fronte; dobbiamo attingere alle nostre virtù più o meno esercitate e sperare che almeno una degna rappresentanza dei sette doni dello Spirito Santo sia rimasta impigliata nel nostro di spirito, distratto. Perché la malattia si affronta con la medicina, con la ragionevole prudenza, con un contegno responsabile e scrupoloso per ridurre i rischi oggettivi a cui il virus ci espone. E insieme serve anche la serena consapevolezza che siamo fragili, e lo siamo insieme, lo siamo nel nostro dimenticato appartenerci reciproco. E soprattutto nella memoria, il più possibile condivisa, che non siamo soli, né abbandonati alla nostra impotenza. Pure se noi ci trovassimo ad esaurire le nostre risorse, la nostra potenza, avremmo sempre accesso e proprio per mezzo della preghiera all’Onnipotenza di Dio.

Come un grave conteso tra la forza centrifuga che ci spinge lontani dai nostri simili e quella centripeta che ci incatena insieme allo stesso temuto destino dobbiamo, più semplicemente, scoprirci uguali, fratelli uniti dallo stesso sangue non immune ai malanni ma soprattutto perché figli dello stesso Padre.
Le disposizioni del governo ratificate dalle ordinanze regionali che hanno imposto isolamento e sacrifici hanno significato, per noi cattolici, anche il dolore di non potere partecipare alla Santa Messa e ai momenti di preghiera comune come il santo rosario recitato in chiesa. Questo ci fa soffrire ma nell’obbedienza intelligente alla madre chiesa ci sentiamo al sicuro.

La Chiesa, che è madre intelligente, saggia e premurosa, non ci impone sacrifici senza scopo, Lei che del Sacrificio per eccellenza è la costola viva. Per questo possiamo accettare con tristezza ma senza disperazione, o peggio rancore verso i nostri pastori,questa faticosa rinuncia.
Le iniziative di preghiera si stanno moltiplicando in tutte le diocesi e non poche sono le parrocchie che per iniziativa anche di singoli sacerdoti vogliono mostrare la verità, cioè che la Chiesa è vicina, che non si ritrae dai suoi figli.
Ci sono le celebrazioni trasmesse dalle emittenti tv locali religiose e non; ci sono le messe celebrate dal sacerdote sine populo che però le trasmette dal canale Facebook, Instagram o Youtube. Pur avendo qualche riserva su eventuali eccessi, crediamo che possano essere dei mezzi da tenere in considerazione.

Per lenire la sofferenza per l’impossibilità di partecipare all’Eucarestia sacramentale, incoraggiamo come da tempo fa la Chiesa, la pratica della Comunione spirituale:


Gesù mio,
io credo che sei realmente presente
nel Santissimo Sacramento.
Ti amo sopra ogni cosa
e ti desidero nell’ anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto,
io ti abbraccio e tutto mi unisco a te;
non permettere che mi abbia mai
a separare da te.
Amen.