Diocesi di Vicenza
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Giovedì 28 Novembre 2019
Inizia l'avvento, un tempo prezioso per prepararsi al Natale. Alcune proposte per pregare insieme   versione testuale






 
Proponiamo i brevi commenti ai Vangeli scritti da Donatella Mottin dell'Associazione Presenza Donna per preparci nel tempo di Avvento. 
 

Per i credenti, le settimane dell’avvento vedranno, come momenti centrali, i testi dei vangeli della domenica. Testi che ci aiuterebbero sicuramente a vivere più in profondità i nostri giorni, se ne “masticassimo” qualche frase ascoltata, se si affacciassero tra tutte le cose, gli incontri e gli scontri delle giornate che ci porteranno al Natale. Ogni frase dei vangeli è stata scelta, meditata, pregata dagli autori prima di confluire nei testi, e non potendo soffermarci su tutte, lo facciamo su una per ognuna delle quattro domeniche di avvento.

 

1a domenica - Matteo 24,37-44

“Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”

Siamo spesso portati, ascoltando questo brano, a fermare la nostra attenzione sui segni da fine del mondo che vengono nominati e che provocano timore. Rischiamo di perdere di vista l’invito del brano che non è minaccia o giudizio, ma proposta di cammino: “Vegliate...”.

Gesù non presenta come negative le cose che tutte e tutti siamo chiamati a svolgere nel nostro quotidiano, come ricorda negli esempi relativi al diluvio, ma chiede di svolgerle in altro modo, con una consapevolezza diversa, senza lasciarsi prendere dalla ordinarietà della vita al punto tale da chiudere il nostro sguardo e non accorgerci di quanto sta accadendo. Un paio di capitoli dopo, Matteo nel suo vangelo ci racconta un’altra esortazione simile che ci aiuta a leggere anche questa: è l’invito alla veglia che Gesù fa ai suoi discepoli nel Getsemani: “Rimanete qui e vegliate con me” (Mt 26,38), mentre invece i discepoli si rifugiano nel sonno. Il richiamo a vigilare è quindi legato a un essere pronti, a tenere gli occhi aperti, capaci di cogliere il tempo che viviamo, senza lasciarci vincere dallo scoraggiamento e dalla paura. Assumersi la responsabilità di guardare con gli occhi di Dio quanto accade, sapendo che il suo è sempre uno sguardo di misericordia. La nostra attesa non può essere di pericoli, distruzioni, morti, noi attendiamo l’irrompere di Dio nella vita e nella storia, per trasformare le nostre vite e le nostre storie…

 

  

2a domenica - Luca 1,26-38

“E l’angelo si allontanò da lei”

Era giovane Maria e sicuramente con tanti sogni e progetti per la sua vita futura con Giuseppe a cui era promessa. In un momento, tutto sbiadiva fino a scomparire, a causa dell’angelo mandato da Dio nella sua casa, a Nazareth, cittadina mai nominata nelle Scritture, terra di confine dove la vita era intrecciata con quella di tanti pagani. L’angelo aveva parlato del concepimento di un figlio che sarebbe stato l’Altissimo, il figlio di Dio, ma era lei a dover scegliere, Dio rispettava la sua libertà.

Aveva chiesto spiegazioni Maria, perché non capiva, era turbata e si chiedeva il senso di quanto stava accadendo. Poi aveva detto il suo . E l’angelo si era allontanato da lei. Non la semplice costatazione di un fatto temporale, ma la descrizione in scarne parole dei giorni futuri: l’angelo non sarebbe più tornato a rispondere alle domande, a chiarire dubbi, a nominare eventi che dimostravano l’intervento di Dio come la gravidanza di Elisabetta. Non ci sarebbero più stati angeli nell’esistenza di Maria.

Come per ciascuna e ciascuno di noi: qualche istante di luce e poi la fatica della fede, a volte la sensazione di una pesante solitudine; chiarezze poche, dubbi tanti.

Maria trascorre tutto il resto della vita a rendere quel primo l’origine e il centro di tutte le scelte; spesso senza capire, custodendo nel cuore i fatti, gli incontri, gli avvenimenti, come ci ricorda l’evangelista Luca con una frase che potrebbe essere tradotta anche con: “Maria prendeva i pezzi e li metteva insieme”. Ci vuole una vita… anche per noi se, come Maria, vogliamo dire: “Ci sono mio Dio, e farò tutto quello che posso perché il tuo sogno per me, accada”.

  

3a domenica - Matteo 11,2-11

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”

Giovanni è in carcere, molto probabilmente consapevole che da lì non uscirà vivo. Aveva passato tutta la sua esistenza a richiamare alla conversione. Aveva battezzato con acqua, anticipando chi lo avrebbe fatto in Spirito. L’ultimo dei profeti che, in quanto tale, cercava di leggere il senso della storia e di dire la visione di Dio sulla realtà, manda a Gesù – tramite i suoi discepoli – una domanda drammatica: “Sei tu…?”. Giovanni aveva presentato il Messia come colui che portava la scure per tagliare ogni albero che non dava frutto e gettarlo nel fuoco, colui che avrebbe battezzato i giusti e distrutto con il fuoco i peccatori. Gesù non si comporta così, lui comunica vita anche ai peccatori, anche ai nemici… e Giovanni non comprende più.

La domanda del Battista è tremenda perché è la nostra stessa domanda: che Dio aspettiamo? In che Dio crediamo? Abbiamo sbagliato tutto?

Gesù prende come risposta, per chi lo ascolta e per Giovanni, parte del discorso di Isaia (35 e 61) solo per quanto riguarda le azioni che tendono a restituire la vita a tutti.

Il Messia è quel bimbo venuto, il Dio fragile, debole, il cui segno principale è la piccolezza e l’assunzione dei nostri limiti. È questa la buona notizia: la liberazione per ogni donna e per ogni uomo, la misericordia per tutte le situazioni, l’accoglienza di tutti i bisogni, le attese, le domande.

E beato chi non si scandalizza di questo Dio.

  

4a domenica - Matteo 1,18-24

“Giuseppe, suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”

Mentre Luca racconta l’annunciazione a Maria, Matteo narra l’apparizione dell’angelo a Giuseppe. In un unico versetto il testo ci dice che Maria si trovò incinta, prima di andare a vivere insieme al suo sposo, per opera dello Spirito Santo; poi viene presentato Giuseppe: un uomo giusto e pio. Questo termine “giusto” non era inteso – come è spesso per noi – in senso moralistico, ma veniva usato per indicare un ebreo fedele osservante di tutte le prescrizioni della legge. Proprio per l’osservanza a quella legge, Giuseppe avrebbe dovuto denunciare pubblicamente Maria, che sarebbe così andata incontro alla lapidazione. Ma egli non vuole farlo e pensa di ripudiarla in segreto, perché l’atto di ripudio consisteva in una semplice affermazione scritta che scioglieva il matrimonio.

Il fronte della Legge si incrina di fronte a una scelta d’amore: Giuseppe va contro alle proprie convinzioni e regole religiose e in questa breccia, provocata dalla sua scelta, può farsi spazio la parola e il progetto di Dio che dice a Giuseppe di non temere e prendere con sé Maria e il bambino.

Nel testo del vangelo che precede questo, viene narrata la genealogia di Gesù, con i nomi di tutti gli uomini che “generavano” i figli maschi della propria discendenza, come era usanza dire per gli ebrei. Questa lunga genealogia si interrompe con Giuseppe: egli, infatti, non “generò” Gesù; molto più semplicemente e profondamente, lo accolse.